giovedì 27 agosto 2015

Backyard Babies - Four By Four Review

Four By Four


Relase: 28 August 2015

Tracklist:
1) Th1rt3en or Nothing
2) I´m On My Way to Save Your Rock n Roll
3) White Light District
4) Bloody Tears
5) Piracy
6) Never Finish Anything
7) Mirrors (Shall Be Broken)
8) Wasted Years
9) Walls




Il nuovo album targato Backyard Babies e intitolato Four By Four vedrà la luce del mercato discografico a fine Agosto. 

Il tanto atteso lavoro di Dregen e soci ha tenuto col fiato sospeso migliaia di fans, ai quali era rimasto un po' di amaro in bocca, dopo l'annuncio di un lungo periodo di pausa. In più di un'intervista avevano ribadito  di essere giunti a una sorta di turning point, causato da un certo livello di saturazione, per cui, senza scegliere di sciogliersi, i 4 membri del gruppo avevano pensato di concedersi un break a tempo indeterminato. Dopo la fine del tour del 2010 Dregen e Nicke hanno intrapreso la strada della carriera solista. Ora sono tornati e anche io, come molti, non vedevo l'ora che si decidessero a farlo. 

Ho avuto modo di ascoltare l'album in anteprima e ammetto che, pur riconoscendone il sound inconfondibile, questi non sono esattamente i Backyard Babies che ricordavo, o almeno, non sono come me li aspettavo. Non è necessariamente un aspetto negativo, mi piace, anzi, quando i musicisti in qualche modo mi sorprendono, magari lasciandomi un po' interdetta. Se da un lato è piuttosto ridimensionata quell'attitudine sleaze e quell'atmosfera carica di ribellione e autodistruzione, dall'altro è aumentato il grado di maturità e consapevolezza. 

I quattro ragazzacci di Nässjö sono cresciuti e si sente. Lo si capisce già dal primo singolo, "Th1rt3en Or Nothing", che lasciava decisamente ben sperare in un gran ritorno col botto... ecco, l'album non è niente male, anzi, è un gran bel lavoro, intendiamoci, eppure, secondo me manca qualcosa, manca... quello che definirei "il botto". 

Ci saranno di sicuro "more cowbells" e l'influenza delle esperienze soliste di Nicke e Dregen si sentono parecchio, però si sono scatenate solo su 9 tracce e, considerato tutto il tempo che abbiamo aspettato, mi sembrano decisamente pochine, anche se è vero che l'ultima dura quasi il doppio delle altre, quindi è un po' come se ce ne fossero 10. In queste pochine prevale una sorta di leit motiv scanzonato, un senso di liberazione, un ottimismo e uno spirito generalmente positivo lontano da quel doom che un po' si lasciava sempre percepire di sottofondo nel loro sound e pure nei testi, scelta che lascerà, secondo me, un po' spiazzato lo zoccolo duro dei fans.

Ma partiamo con la nostra avventura su questa 4X4 made in Sweden, in cui i ragazzi giurano di aver concentrato il meglio della loro storia discografica.

La prima track non a caso anche primo singolo Th1tr3en Or Nothing apre l'album con una vera e propria esplosione di energia: sezione ritmica e chitarre a ritmo serrato permettono alla voce di Nicke, sporca e accattivante di trascinarci con sè in questo vortice di pura rock luxury, sottolineato dal refrain "you wanna rock'n' roll, bang your head and sell your soul, we're going straight to hell, thirteen or nothing, you wanna shake that ass..." sfido chiunque a non saltare o pogare non appena parte il ritornello, poi se lo si fa a casa, con lo stereo a palla, figurarsi quando la si sente dal vivo... Ricorda un po' l'atmosfera di Total 13, ma con un sound più ricercato, consapevole e maturo.

I quattro cavalieri dello sleaze scandinavo continuano a battere il ferro finché è caldo con la seconda traccia, I'm On My Way To Save Your Rock'n'Roll che, come si intuisce già dal titolo, è proprio un anthem in cui i nostri eroi credono fermamente e ce lo dimostrano, compiendo pienamente alla loro missione, con un refrain molto rock'n'roll old school, e chitarre trillanti, il tutto condito da un Peder che batte sulle pelli come se non ci fosse un domani. Anche questo pezzo, live, metterà a ferro e fuoco le venues all over the world.

White Light District ci riporta un po' indietro ai tempi di Stockholm Syndrome, con un testo e un arrangiamento meno scanzonati e un'atmosfra più cupa.

Bloddy Tears è una delle mie preferite, dolce e triste, mi ricorda un po' Abandon, ma stavolta l'arrangiamento e il ritornello sembrano meno conditi di scale minori e si percepisce un'attitudine più positiva, c'è speranza, luce, lo so, è una sinestestia, ma non è questa la magia che la musica è capace di creare? Un ponte tra i sensi, come se quello che si ascolta si potesse trasformare contemporaneamente in un'immagine.

Piracy ci fa tornare a muovere il bacino con tanto di "Yeah" e "No" corali, che enfatizzano quest'aria goliardica e ironica, dato che Nicke che afferma "I honestly believe in piracy" non può non illuminarci il volto con un sorriso.

Never Finish Anythi è un gioco di parole molto divertente, con tanto di botta e risposta tra Dregen e Nicke "never finish anythi, whenever you're around there'll be trouble, yeah-eah-eah-" e poi quel "no solution no problem" che è una filosofia di vita, un suggerimento a prendersi meno sul serio, idea da cominciare a considerare: dopotutto se non c'è una soluzione, non c'è neanche il problema. Assioma perfetto, no? Potrebbe pure funzionare...

Mirrors Should Be Broken è un altro pezzo lento, che per atmosfera potrebbe appartenere all'album People Like People like Us, con un ritornello dal sapore un po' dolceamaro.

Wasted Years strizza l'occhio al pop rock e al punk più soft. Il ritornello killer ti resta nelle orecchie per un bel po', finché non arriva Dregen con le sue schitarrate in puro rock'n'roll style a ricordarci chi stiamo ascoltando.

L'ultima traccia è quella più "sperimentale", decisamente più lontana dal puro sound dei Backyard Babies. Walls, il pezzo di oltre 7 minuti che chiude l'album ha un sapore retrò che accenna a vari generi. Parte con un ritmo sottolineato da un giro di basso che quasi sembra un contrabbasso in stile dixieland, poi "Walls can't talk to me" nel ritornello e un inatteso cambio di tempo con chitarre e bassi diventati pià incalzanti, cominciano a riesumare suoni anni 70', improvvisamente ammiccanti al metal più pesante verso la fine del pezzo, in cui di tanto in tanto echeggiano sinistre risate. 

Ecco, ammetto, ci sono rimasta un po' di sale, ma dire che non mi piace non sarebbe vero. Dopo quasi 30 anni di carriera, credo sia più che legittimo che una band voglia osare, direi che può permetterselo, anche senza pensare a come l'audience e la critica potrebbero reagire. Tuttavia credo che Four By Four manchi di una certa coesione, una specie di filo conduttore, insomma, ottima l'idea di auto ispirarsi attingendo a piene mani dalla propria discografia pregressa, però, dopo 7 anni dall'uscita dell'ultimo album in studio e 5 dall'ultimo tour, io avrei preferito evitare l'effetto greatest hits compilation...

Margherita Realmonte (Meg) Les Fleurs Du Mal

Voto 7.5


Twitter

Photo credit: Ville Juurikkala