venerdì 8 aprile 2016

Amon Amarth - Jomsviking

"Jomsviking"

Release Date: 25 march 2016


Country: Sweden

Style: Viking Metal

Tracklist:
01. First Kill 
02. Wanderer 
03.On a Sea of Blood 
04. One Against All 
05. Raise Your Horns 
06. The Way of Vikings 
07. At Dawn’s First Light 
08. One Thousand Burning Arrows 
09. Vengeance Is My Name 
10. A Dream That Cannot Be 
11. Back on Northern Shores


Tremate, tremate…i Vichinghi son tornati! Ma ricordate che le tre parole magiche Oden, Valhalla e Norns stanno agli Amon Amarth come steel, fight e warrior stanno ai Manowar. Quindi è molto difficile che Jomsviking possa destare il vostro interesse se non siete mai stati fan sfegatati di questo vocabolario; è però doveroso sottolineare che gli svedesi provano a declinarlo in modo diverso dal solito con il primo concept album della loro carriera.

La storia racconta l’amore proibito fra una ragazza già sposata e il protagonista, che si vede costretto a scappare lontano dopo aver ucciso l’uomo che li ha colti in flagrante. Nella cattivissima FIRST KILL, con un ritornello destinato a fare sfracelli dal vivo, la voce ruggente di Johann racconta in prima persona la furia omicida e il nuovo batterista Tobias Gustafsson si fa subito sentire in tutta la sua potenza. L’incedere marziale di WANDERER rende bene l’idea del “nomad without home, outcast all alone” destinato a vagare solo e spaesato. L’assolo nella parte centrale e la chiusura recitata del brano portano freschezza allo stile degli svedesi; ON A SEA OF BLOOD continua su sentieri ancora non battuti con incredibili echi maideniani che danno grande lustro alle chitarre. ONE AGAINST ALL ritorna invece al marchio di fabbrica 100% Amon Amarth: si tratta di un pezzo molto classico, perfettamente in linea con gli ultimi lavori del gruppo e privo di particolari guizzi creativi. RAISE YOUR HORNS è un’altra traccia dal sicuro impatto live, battagliera e incalzante al punto giusto con un Johann più cattivo che mai. THE WAY OF VIKINGS entra nel vivo del concept con un breve ritratto degli Jomsviking, ordine di vichinghi costituito principalmente da briganti e mercenari a cui il protagonista errante nel frattempo si è unito. AT DAWN’S FIRST LIGHT racconta la sete di sangue di questi guerrieri: dopo l’inizio recitato, partono le chitarre con assoli che ancora una volta strizzano (troppo) l’occhio alla Vergine di Ferro. Dopo la bella chiusura strumentale di ONE THOUSAND BURNING ARROWS arrivano i due pezzi meno convincenti del disco: VENGEANCE IS MY NAME e il duetto con Doro A DREAM THAT CANNOT BE, che sancisce l’addio definitivo fra l’eroe tornato in patria e la sua bella. L’amarezza di questa separazione traspare da ogni singola nota di BACK ON NORTHERN SHORES, aperta da un giro di chitarra che si stampa in testa dal primo al settimo minuto. Epica e malinconica al punto giusto, questa traccia rappresenta uno dei punti più alti dell’intero disco e richiama un altro bel pezzo di chiusura degli svedesi, “Embrace of the endless ocean”.

Con questo decimo lavoro gli Amon Amarth mostrano un pizzico di audacia in più rispetto al passato, pur senza stravolgere un sound ormai consolidato ed immediatamente riconoscibile. Manca la scintilla che avrebbe potuto elevarne lo status da album molto buono ad eccellente: non c’è infatti una traccia che faccia gridare al capolavoro ma nemmeno una del tutto inascoltabile. Se seguite il gruppo da molto tempo saprete certamente cogliere delle sfumature nuove ed apprezzare la linearità del concept, nonché una delle produzioni più cristalline che gli Amon Amarth abbiano mai avuto. Sul fatto che questo sia il migliore album in assoluto mai realizzato da Johann e compagni, lascerei ad Odino l’ardua sentenza.

Ora non resta che brindare con i corni alzati alla prossima calata dei Vichinghi in Italia, che sarà il 16 giugno a Bressanone in occasione dell’Alpen Flair 2016.

Voto: 7,5/10
Bene The Sentinel


Line-up:
Johan Hegg - Voce
Ted Lundström - Basso
Johan Söderberg - Chitarra
Olavi Mikkonen - Chitarra