giovedì 4 giugno 2015

Handful Brothers - Still Recensione

Still

Release: 17 Maggio 2015

Tracklist:

01. Something I Am
02. Lower Sky
03. Big Tree
04. John Oak

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Members: °Simone Di Girolamo:Vocals and Guitar °Simone Catena "Brown":Bass,Guitar and Backing Vocals


Un EP non è altro che una raccolta di una manciata di tracce, a volte troppo poche per riuscire a determinare il vero valore di una band. Un EP è, però, anche una grandiosa opportunità che i gruppi hanno per iniziare a farsi conoscere, per avere la possibilità di entrare nel mercato discografico, per capire cosa davvero vuol dire chiudersi in uno studio - poco importa se casalingo o professionale - e provare l'ebrezza di quel momento magico in cui le proprie idee diventano carne e note, non più solo un qualcosa di astratto impresso solo nella propria mente, bensì quanto di più fisico esista al mondo, quell'oggettino che oggi non più tante persone prendono in considerazione, ma che in realtà ha un valore inestimabile. Un EP è pur sempre un album, anche se composto da solo quattro pezzi e, molto spesso, può davvero fare la differenza tra il restare nell'ombra o il mettersi in mostra alla luce del sole.

Con Still gli Handfull Brothers, duo acustic/alternative rock di Pescara, ha fatto esattamente questo: un piccolo, grande passo fuori dall'ombra alla ricerca di quello spicchio di sole che, siamo sicuri, non vede l'ora di illuminare il loro percorso nato sotto i migliori auspici.

Quattro tracce di una delicatezza e di un trasporto quasi senza tempo che mettono in risalto una sensibilità ed un gusto musicale che sembra quasi appartenere ad un'altra epoca. A volte non servono cori forsennati, batterie furiose o milioni di strumenti per imporre la propria voce: gli Handful Brothers ci dimostrano che anche un progetto acustico può essere potente tanto quanto il più complesso e ricercato disco saturo di elementi, con la differenza che loro non sembrano aver paura di mettersi a nudo, di andare all'essenziale, di spogliarsi dei suoni inutili ed artefatti per cercare la vera essenza di una musica ormai perduta, che brucia palpitante sotto calde ceneri.

Con "Something I Am", traccia di apertura di questo delizioso EP, i ragazzi ci accompagnano in un afoso, assolato deserto americano dove i miraggi di un qualcosa di irreale danzano come spettri fluttuanti sulla superficie della crosta terrestre, arida e bruciata alla ricerca di una lacrima d'acqua per ritornare alla vita. E' un'eco lontano, una memoria sbiadita nel tempo che sembra sempre alla ricerca di un corpo al quale affidare il suo ricordo, è un richiamo che viene dal passato e riecheggia nello spazio sconfinato, tra le rocce di una vita che sembra aver scordato, ma che è anche pronta a non dimenticare più.

La grande potenza di questo disco d'esordio sta proprio nella capacità di creare immagini forti, richiami indelebili che ti si attaccano alla pelle come un tatuaggio, un marchio impresso a fuoco che penetra sempre più in profondità grazie ad una voce quasi tremolante, tanto simile a quei fantasmi inconsistenti che danza sulle corde di una chitarra accarezzata da un tenero amante.

Per essere "solo" un EP è un gran bell'esordio, che speriamo possa presto diventare qualcosa di più consistente: non più soltanto ombre ed illusione, ma anima e carne viva e pulsante, esattamente come quella musica che ha preso vita e che non siamo più disposti a lasciar andare.

7.5/10
Dora

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